Palazzolo Acreide è uno di quei luoghi che sembrano nati per sorprendere chi arriva senza aspettative. Appare disteso tra le pieghe morbide degli Iblei, con le sue case color miele che si arrampicano l’una sull’altra come per non perdere neanche un raggio di sole. Il suo ritmo è lento, quasi antico, ma non c’è nulla di fermo: ogni angolo pulsa di storie, profumi, gesti tramandati.
Passeggiando per il centro ti ritrovi immerso in un barocco che non urla, ma seduce. Le facciate scolpite sembrano ricami nella pietra bianca, e davanti a San Paolo o San Sebastiano hai l’impressione che il tempo faccia un passo indietro per lasciarti assaporare il momento. Le strade si intrecciano come un vecchio racconto, portandoti all’improvviso in piccole piazze luminose o davanti a balconi fioriti da cui scendono ombre e colori.
E poi c’è Akrai, la città antica che dorme appena più in alto: un teatro in pietra dove il vento racconta ancora miti e battaglie, e dove ogni sguardo si riempie di colline che sembrano mare. È facile restare in silenzio qui, lasciando che la terra parli al posto tuo.
Palazzolo Acreide ha il dono raro di farti sentire ospite e allo stesso tempo parte del suo tessuto. È un borgo che non si limita a mostrarsi: ti accompagna, ti avvolge, ti rimane addosso come il profumo di un forno che sforna dolci al mattino. Una piccola meraviglia che vive di autenticità.
L’area archeologica di Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa, custodisce i resti della Akrai fondata dai greci di Siracusa. Al suo interno si trova il Teatro Greco costruito intorno al II secolo a.C. durante il regno di Ierone II. A ridosso del teatro si notano i resti del tempio di Afrodite (VI secolo a.C.). A sud est le Latomie dell’Intagliata e dell’Intagliatella che sono state usate come cave di pietra per la costruzione di Akrai e poi come sepolture in età cristiana.

Una perla greca nel cuore della Sicilia: un sito archeologico di grande interesse con un teatro in perfetto stato di conservazione nonostante i suoi 2200 anni.

Un sito archeologico splendido. Purtroppo la gestione è approssimativa, custodi scorbutici, annoiati, nessuna guida e neanche una mappa descrittiva. La mia visita al sito, in compagnia di amici, è avvenuta domenica 14 giugno 2020, era il primo fine settimana di apertura dopo il lockdown per via del Covid-19, e nonostante il pagamento del biglietto per intero (4 euro) ci siamo trovati soli ad aggirarci fra i reperti, inoltre non è stato possibile visitare i Santoni in quanto l’area non era ancora visitabile così come i resti del Tempio di Afrodite, sopra il Teatro Greco, non erano raggiungibili per via delle transenne che vietavano l’ingresso nel percorso. Ci torneremo comunque, sperando in una maggiore disponibilità da parte del personale preposto.
Bisogna dire che ogni cosa si facesse in questo paese doveva essere fatta due volte e spesso l’uno contro l’altra, come se ci fossero due anime; l’una raccolta attorno alla vecchia chiesa di S.Paolo nel cuore della vallata, il quartiere più antico e decaduto dove vivevano soprattutto le famiglie baroniali e i contadini; e l’altro sulla cima del monte, raccolto attorno la chiesa di San Sebastiano nel quartiere nuovo dove s’era adunata la borghesia degli impiegati, negozianti professionisti, dov’erano il corso, i bar, il municipio e il teatro. Si combatteva per ogni cosa. Per esempio il patrono era San Paolo, nero, calvo, terribile, vestito di nero, la spada balenante che aveva tagliato cento e una teste di cristiani, e lassù proclamarono un altro patrono, San Sebastiano naturalmente, candido, bellissimo, intellettuale, legato ad un alberello e trafitto da frecce d’argento, signore dei laureati, degli artigiani e degli studenti… Giuseppe Fava
Giuseppe Enzo Domenico Fava, detto Pippo, è nato a Palazzolo Acreide il 15 settembre 1925, ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984. E’ stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista, e sceneggiatore italiano.
