Modica e il dissesto finanziarioModica e il dissesto finanziario

Se c’è un luogo che oggi fotografa alla perfezione il cortocircuito tra finanza locale e vita reale delle famiglie, questo è Modica. La splendida città della Contea, patrimonio Unesco, sta vivendo una fase drammatica che va oltre la bellezza del barocco: il dissesto finanziario dichiarato a inizio 2025 ha trasformato i cittadini in involontari finanziatori di un debito che non hanno creato, ma che sono costretti a ripagare.

Modica non è un caso isolato, ma è l’esempio lampante di un sistema “tossico” diffuso in tutta Italia, dove il fallimento politico-amministrativo si scarica interamente sulle fasce di reddito medio-basse.

Il prezzo del dissesto: numeri che fanno male

Quando un comune alza bandiera bianca, come accaduto a Modica con la delibera di dissesto, scattano automatismi di legge implacabili. Non è più una scelta politica, è aritmetica punitiva.

  • Addizionale Irpef al massimo: Per i modicani questo significa vedere l’aliquota schizzare allo 0,8%, il tetto massimo consentito. Su una pensione o uno stipendio medio-basso, parliamo di una decurtazione netta che cancella qualsiasi eventuale sgravio fiscale nazionale.
  • IMU senza sconti: Le aliquote sugli immobili diversi dall’abitazione principale (seconde case, spesso ereditate e non di lusso, o locali commerciali) si attestano all’1,06%. Possedere un immobile a Modica oggi rischia di essere un onere insostenibile piuttosto che una ricchezza.
  • La stangata TARI: Con un piano finanziario che prevede costi per oltre 14 milioni di euro, la tassa sui rifiuti deve coprire il 100% della spesa. A Modica, circa il 75% di questo costo grava sulle utenze domestiche. Le famiglie si trovano a pagare bollette salate a fronte di un servizio che spesso non brilla per efficienza.

Servizi al minimo, tasse al massimo

Il paradosso che fa infuriare i cittadini è la forbice tra quanto si versa e quanto si riceve. In regime di dissesto, la spesa corrente viene tagliata con l’accetta. Manutenzione stradale, verde pubblico, servizi sociali e assistenza agli anziani subiscono ridimensionamenti drastici. Il contribuente modicano, così come quello di tanti altri comuni italiani in pre-dissesto o dissesto, si trova incastrato: paga tasse da “paese scandinavo” per avere servizi spesso inferiori a quelli di un paese in via di sviluppo.

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Una questione nazionale, non solo siciliana

Sebbene la Sicilia paghi un prezzo altissimo in termini di enti locali in default, il modello “Cittadino Bancomat” è ormai uno standard nazionale. Dalle grandi città del Sud ai piccoli centri del Nord in difficoltà, la logica è sempre la stessa: si è rotto il patto di fiducia. I redditi medio-bassi, che non possono eludere e non possono spostare la residenza “altrove”, rimangono gli unici a garantire il gettito certo. Sono loro a tenere in piedi la baracca, mentre attendono una riforma della finanza locale che non arriva mai e che impedisca ai comuni di usare la leva fiscale come unico ammortizzatore sociale dei propri errori di bilancio.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...