C’è un’ingiustizia profonda, tecnica e crudele che si consuma ogni mese ai danni di milioni di italiani, ma di cui si parla troppo poco nei telegiornali. Avete mai guardato il lordo della vostra pensione? Probabilmente vi verrebbe da piangere nel vedere la differenza con la cifra netta che vi arriva in banca. La verità è che in Italia subiamo un trattamento fiscale che nel resto d’Europa considererebbero una follia: le nostre pensioni sono tassate esattamente come se fossero stipendi.
La pensione non è un guadagno, è un rimborso
Partiamo dal principio che la politica finge di non capire. La pensione non è “nuova ricchezza” che state producendo oggi. Sono soldi vostri, è salario differito. Sono somme che avete già guadagnato lavorando quarant’anni e che avete accantonato (o che lo Stato vi ha obbligato ad accantonare). Tassarle di nuovo con le aliquote Irpef piene, come se steste ancora timbrando il cartellino in fabbrica o in ufficio, è un controsenso logico e morale.
L’anomalia italiana: unici in Europa
Mentre i nostri politici ci dicono che “ce lo chiede l’Europa”, si dimenticano di copiare l’Europa proprio dove servirebbe.
- In Germania: le pensioni godono di una “no tax area” molto più alta e di un sistema che tassa solo una parte dell’assegno.
- In molti paesi Ue: le aliquote per chi ha smesso di lavorare sono agevolate, perché si riconosce che l’anziano ha spese sanitarie e di assistenza maggiori e non può più “produrre” reddito per coprirle.
- In Italia: l’anziano è un bancomat. Paghi l’Irpef, paghi le addizionali regionali, paghi quelle comunali. Lo Stato si riprende indietro circa un terzo di quello che ti dà.
Una fabbrica di povertà
Questo meccanismo è il vero responsabile di quella “soglia di povertà” di cui parlavamo. Se un pensionato ha un lordo di 1.000 euro (che sarebbe dignitoso), lo Stato lo riduce a 750-800 euro netti tramite le tasse. Quei 200 euro di differenza sono esattamente la linea che separa una vita serena dalla povertà, la possibilità di pagare il riscaldamento o di fare la spesa senza ansia.
Conclusione: smettiamo di chiamarle tasse, chiamiamolo pizzo
È ora di dire le cose come stanno. Tassare la pensione come lavoro è un accanimento contro chi non può difendersi, contro chi non può scioperare bloccando le fabbriche. È un prelievo forzoso su soldi già tassati alla fonte per decenni. Condividete questa verità, perché finché accetteremo che il frutto di una vita di lavoro venga decurtato così, continueremo a essere un paese che fa cassa sulla pelle dei nonni. O forse pensano che tutti i nonni in Italia hanno un vitalizio da 5,10, 15 mila euro al mese come loro?
