Oggi è il Giorno della Memoria. Una data che dovrebbe unire le coscienze, ma che quest’anno cade in un clima culturale inquietante, segnato da contraddizioni che non possiamo più fingere di non vedere. Mentre le istituzioni depongono corone di fiori, dobbiamo avere il coraggio di dire che l’antisemitismo, oggi, non è soltanto tollerato: in certi ambienti è diventato una medaglia morale, un segno di appartenenza ideologica, quasi una virtù civile.

Viviamo in un paradosso enorme. Coloro che si riempiono la bocca di parole come antirazzismo, inclusione e diritti, spesso chiudono entrambi gli occhi davanti all’odio antiebraico, una delle forme più antiche e violente di razzismo. Sembra che per una certa sinistra, ma forse anche per una destra sempre più appiattita sul pensiero unico, esistano razzismi di serie A e razzismi di serie B. Quello contro gli ebrei viene considerato accettabile, purché mascherato da solidarietà politica o da critica a Israele.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a piazze italiane ed europee dove si celebrava il 7 ottobre. Abbiamo visto esultare per una carneficina di civili innocenti — donne, uomini, bambini — uccisi, stuprati e sequestrati solo perché ebrei. Abbiamo letto slogan sui muri e sentito cori che nulla avevano a che fare con la pace e tutto a che fare con l’odio. Eppure, la reazione è stata minima. Silenzio, complicità, un imbarazzo collettivo che ferisce quanto le parole urlate.

È a voi giovani, allora, che voglio rivolgermi direttamente. Non accontentatevi delle piazze urlanti. Non fatevi bastare gli slogan facili o le narrazioni preconfezionate che circolano sui social media. Vi invito a fare una cosa difficile ma necessaria: informatevi alla fonte.
Studiate cosa è stato l’abisso della Shoah, non come una riga su un libro di storia, ma come la rottura della civiltà. E se ne avete la possibilità, andate lì. Visitate Auschwitz, Birkenau, Dachau o la Risiera di San Sabba. Camminate in quei luoghi dove il freddo vi entra nelle ossa e il silenzio è assordante, come ho fatto io. Guardate con i vostri occhi dove portano l’odio cieco e l’indifferenza delle “brave persone”.

Fatevi un’idea vostra, basata sulla conoscenza e non sul sentito dire. Perché visitare i luoghi della deportazione e dello sterminio è l’unico antidoto contro la banalizzazione del male che stiamo vivendo oggi. Solo vedendo con i vostri occhi potrete capire che non esistono giustificazioni per l’antisemitismo, nemmeno quando si veste da impegno civile. La memoria non è un rito stanco: è l’unico scudo che avete per restare umani in un tempo che sembra aver smarrito la bussola morale.
