Presidente Autorità Garante sotto inchiestaPresidente Autorità Garante sotto inchiesta

C’è un vecchio adagio latino che risuona sinistro nei corridoi di Piazza Venezia oggi: quis custodiet ipsos custodes? Chi controlla i controllori? La risposta, a quanto pare, è la Guardia di Finanza. La notizia della perquisizione negli uffici dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali non è solo un fatto di cronaca giudiziaria, ma uno schiaffo in pieno volto alla credibilità delle nostre istituzioni.

I fatti: tra accuse pesanti e silenzi imbarazzanti

La cronaca è impietosa. I finanzieri hanno bussato alla porta del palazzo che dovrebbe essere il tempio della riservatezza e della trasparenza. Nel registro degli indagati, con accuse che vanno dal peculato alla corruzione, sono finiti i nomi che contano: il presidente Pasquale Stanzione e i componenti del collegio, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.

Secondo le ipotesi investigative, che, ribadiamo doverosamente, restano tali fino a eventuale condanna definitiva nel pieno rispetto della presunzione d’innocenza, il quadro è desolante. Si parla di utilizzo disinvolto delle auto blu per fini non istituzionali, di rimborsi spese lievitati in modo sospetto (da 20mila a 400mila euro in pochi anni) e, fatto ancor più grave se confermato, di “favori” sotto forma di sanzioni ammorbidite a colossi come Ita Airways o Meta.

Il cittadino onesto paga, il Palazzo resiste

Mentre l’inchiesta farà il suo corso, c’è un verdetto che l’opinione pubblica ha già emesso: quello sull’opportunità politica. In un paese normale, di fronte ad accuse che minano le fondamenta stesse della funzione di controllo, il passo indietro sarebbe automatico. Sarebbe un atto dovuto.

Invece, assistiamo al solito copione italiano. Nessuno si dimette. Nessuno sente il peso di quell’accusa infamante che, se provata, confermerebbe l’amara verità che ogni cittadino onesto mastica ogni giorno: la legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è un po’ più interpretabile. Fa rabbrividire pensare che chi dovrebbe sanzionare le violazioni sui nostri dati sia ora sospettato di aver violato la fiducia pubblica per profitto personale.

L’istituzione al pubblico ludibrio

Rimanere aggrappati alla poltrona in questo contesto non è resilienza, è arroganza. È esporre l’Autorità al pubblico ludibrio, trasformando un ente di garanzia in un bersaglio per il sospetto e la sfiducia. Come può un cittadino accettare una sanzione da un ente i cui vertici sono indagati per aver “addomesticato” le multe ai potenti?

La tutela del prestigio dell’istituzione viene prima delle carriere dei singoli. Se le accuse di peculato e corruzione sono sul tavolo, la credibilità dell’ente è già compromessa. Non c’è “garantismo” che tenga quando si parla di opportunità istituzionale: l’ombra del sospetto paralizza l’azione del Garante.

Pulizia istituzionale: via subito

Non c’è altra strada se non quella di una radicale pulizia istituzionale. L’intero collegio deve rassegnare le dimissioni. Subito. Non come ammissione di colpa penale, ma come atto di rispetto verso l’Autorità che rappresentano e verso i cittadini che dovrebbero tutelare.

Restare al proprio posto significa negare la realtà e trascinare nel fango l’intera istituzione. Se hanno a cuore la privacy e la dignità, inizino col tutelare quella del Garante stesso, facendosi da parte.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...