Corona vs MediasetCorona vs Mediaset

Ho visto ieri sera l’ultima puntata di “Falsissimo”, pubblicata il 26 gennaio, ed ho capito che non si tratta solo di un prodotto editoriale: è un atto di guerra. Fabrizio Corona ha deciso di ignorare deliberatamente i divieti della Procura di Milano, che gli aveva imposto il silenzio sulla vicenda Signorini, per lanciare un attacco frontale che coinvolge i vertici stessi di Mediaset.

Ho ammirato il coraggio di Corona, ed è lecito, quasi inevitabile. In un panorama giornalistico spesso appiattito e riverente verso i poteri forti, la sua voce stona e, proprio per questo, attira. Tuttavia, la domanda mi è sorta spontanea: fin dove può spingersi la libertà di espressione prima di trasformarsi in un boomerang legale devastante?

L’accusa pesante: Signorini tiene in scacco i Berlusconi?

Il cuore della polemica risiede nell’insinuazione più grave lanciata dall’ex re dei paparazzi: Alfonso Signorini terrebbe “sotto scacco” Marina e Pier Silvio Berlusconi. Un’affermazione che, se priva di riscontri oggettivi, trascende la critica e piomba nella diffamazione aggravata.

Ma qui sta il paradosso che tiene incollati gli spettatori: siamo davvero sicuri che Corona stia parlando a vuoto? La storia insegna che Fabrizio raramente si muove senza un “paracadute” documentale. Se ha deciso di violare un divieto della magistratura e di provocare un colosso editoriale, è probabile che abbia in mano carte che non abbiamo ancora visto. O forse, sta giocando la sua ultima, disperata mano di poker.

Il paradosso di Cologno Monzese: due pesi e due misure

Al di là delle responsabilità penali di Corona, che saranno accertate nelle aule di tribunale, l’aspetto più inquietante della vicenda è la gestione mediatica da parte di Mediaset. L’atteggiamento dell’azienda solleva interrogativi legittimi che smontano la narrazione di una rete imparziale.

Perché i telegiornali del biscione hanno calato un sipario di ferro sulla denuncia contro il conduttore del Grande Fratello? Il silenzio assordante sulla vicenda Signorini stride violentemente con la sovraesposizione mediatica riservata ad altri casi di cronaca giudiziaria.

Il caso Sempio e l’ipocrisia editoriale

L’esempio più lampante di questa schizofrenia editoriale è il trattamento riservato a Sempio. Invitato in ben tre trasmissioni di punta per difendersi dalle inchieste che lo riguardano, gli è stato concesso un tribunale mediatico favorevole.

Perché a Sempio viene offerto il microfono e su Signorini si spegne la luce? Se la linea editoriale è quella del garantismo e del diritto di cronaca, dovrebbe valere per tutti. Se invece la linea è quella della protezione aziendale a oltranza, allora la credibilità dell’informazione ne esce irrimediabilmente compromessa. Mediaset non può essere garantista con gli ospiti e omertosa con i propri dipendenti di spicco.

Cosa succederà ora: la battaglia legale

Mediaset ha già rotto gli indugi, annunciando querele per diffamazione e sostenendo che la libertà di espressione di Corona ha superato il limite. La reazione è prevedibile, quasi dovuta. Ma la vera partita si giocherà su due tavoli.

Da un lato c’è la Procura di Milano, che difficilmente tollererà la violazione palese dei suoi provvedimenti inibitori. Dall’altro c’è l’opinione pubblica, che ora pretende risposte non solo da Corona, ma anche da Pier Silvio Berlusconi. Se le accuse di “ricatto” sono false, perché la reazione appare così nervosa e, al contempo, così silenziosa sui canali ufficiali?

La sensazione è che “Falsissimo” abbia scoperchiato un vaso di Pandora che nessuno, forse nemmeno Corona, riuscirà a richiudere brevemente.