C’era una volta il telegiornale satirico che graffiava, quello che aspettavi per capire cosa non andava nel Paese tra un sorriso e un tapiro. Poi c’è stato ieri sera. Per la prima volta Striscia la notizia ha tentato il grande salto nel buio della prima serata, allungando il brodo per tre ore interminabili. Il risultato? Ho resistito l’inizio, giusto il tempo di confermare un sospetto che è diventato certezza nel giro di pochi minuti: non c’è nulla di nuovo sotto i riflettori di Cologno Monzese.
La minestra riscaldata non basta più
Se il format classico da trenta minuti nel preserale ha ormai il fiato corto, spalmare la stessa identica solfa su una prima serata è un atto di accanimento terapeutico. Le gag sono le stesse, i ritmi sono quelli di una televisione che non esiste più e quello che poteva essere un rito veloce prima di cena, trasformato in “evento”, diventa una prova di resistenza fisica e mentale.
Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, tornati dietro al bancone, sembrano recitare un copione scritto vent’anni fa e mai aggiornato. Le battute sanno di stantio, i tempi comici sono arrugginiti e l’alchimia, che un tempo salvava la baracca, oggi appare forzata, meccanica. Guardarli trascinarsi per ore tra servizietti e stacchetti mi ha portato a una sola, inesorabile conclusione: che noia mortale.
Aumentare il numero delle veline a sei? Significa pensare che gli italiani seguano striscia per guardare le veline? Come son caduti in basso, ahime! L’invito di Alessandro Del Piero? Che figuraccia, poverino era pure in imbarazzo, non sapeva che dire e cosa fare, d’altronde giocava bene a calcio ma non chiedetegli di fare lo showman. La De Filippi anche su Striscia? Mamma mia, è come il prezzemolo, la mettono dappertutto ormai, ma poi stufa!
Il caso Iacchetti: quando il personaggio divora la simpatia
Ma il vero tasto dolente, quello che mi ha fatto definitivamente cambiare canale (e umore), è Enzo Iacchetti. C’è stato un tempo in cui il “signor Enzino” faceva sorridere con la sua aria da milanese imbruttito ma bonario. Quel tempo è finito. Oggi, guardandolo in video, non riesco più a scindere il comico dal personaggio polemico e rabbioso che imperversa sui social o nelle ospitate tv.
Le sue recenti sfuriate fuori dalle righe, intrise di un livore politico a senso unico, hanno rotto il giocattolo. Quel suo puntare il dito costantemente contro il governo italiano per qualsiasi tragedia mondiale, fino ad arrivare alle drammatiche vicende di Gaza – quasi fosse colpa diretta della premier Meloni se il mondo va a fuoco – lo ha reso ai miei occhi (pur non essendo un sostenitore della Meloni) non solo pesante, ma profondamente antipatico. Non si può pretendere di fare il giullare leggero la sera, dopo aver passato il pomeriggio a lanciare anatemi sconclusionati e ideologici. La risata si spegne, soffocata dal fastidio.
Un esperimento da non ripetere
Antonio Ricci ha provato a stiracchiare il suo prodotto di punta, ma l’elastico si è spezzato subito. Striscia è nata per essere una pillola veloce, non una maratona. Diluire quel poco di contenuto rimasto in tre ore di trasmissione ha solo evidenziato la crisi creativa di un programma che vive di rendita.
Se l’intenzione era celebrare la storia del programma, l’effetto è stato quello di un museo delle cere un po’ polveroso. Greggio e Iacchetti dovrebbero forse capire che c’è un tempo per tutto, anche per scendere dal bancone prima che il pubblico scappi per sfinimento. O per antipatia.
