Roberto Fico insieme a Giuseppe CianciRoberto Fico insieme a Giuseppe Cianci

Non voglio passare per quello che si lamenta sempre, né tantomeno per l’avvocato difensore della classe politica. Ma c’è un fenomeno, ormai diventato sistemico in Italia, che non possiamo più fingere di non vedere. Lo abbiamo osservato nitidamente durante le ultime elezioni regionali in Campania, quelle che hanno visto la vittoria di Roberto Fico.

Mi riferisco a quella che potremmo definire la “giustizia a orologeria mediatica”. Ricordate il tormentone della barca?

Il caso della barca fantasma

Per settimane, durante la campagna elettorale, non si è parlato d’altro. Tutta la stampa di centrodestra (ma non solo, a onor del vero) ha martellato quotidianamente su questa presunta imbarcazione di proprietà di Fico. Si chiedevano come l’avesse comprata, perché si trovasse nel nolo pubblico, sollevando dubbi sulla trasparenza dell’acquisto e sulla tempistica.

Era il tema caldo. Sembrava che il destino della regione dipendesse da quella barca. Titoli cubitali, editoriali indignati, supposizioni di ogni genere. L’obiettivo era chiaro: creare un’ombra, un sospetto che logorasse il candidato.

Poi, le elezioni ci sono state. Fico ha vinto. E la barca?

Il silenzio assordante del post-voto

Dall’istante successivo alla chiusura delle urne, sulla vicenda è calato un silenzio tombale. Quella che fino al giorno prima era un’inchiesta vitale per la democrazia, improvvisamente non interessava più a nessuno. Nessun aggiornamento, nessuna smentita, nessuna conferma. Nulla.

Questo silenzio è molto più eloquente del chiasso precedente. Se c’erano irregolarità, perché non perseguirle ora che Fico governa? Se non c’erano, perché nessuno ha chiesto scusa per il fango gettato?

La risposta è amara, ma semplice: la notizia non serviva a informare. Serviva a colpire.

Giornali o partiti politici aggiunti?

È quello che sostengo da almeno un decennio: la stampa italiana ha un problema gigantesco di credibilità. Non esiste più il concetto di “cane da guardia del potere”, imparziale e feroce con chiunque sbagli.

Oggi la stampa sembra divisa in due grandi fazioni, due curve da stadio. I giornali non raccontano la realtà, ma la modellano in base all’appartenenza politica del loro editore o del loro pubblico di riferimento. Si comportano esattamente come partiti politici: attaccano l’avversario in campagna elettorale e, una volta persa (o vinta) la partita, ripongono le armi nell’armadio in attesa del prossimo scontro.

Ci manca solo che alle prossime elezioni politiche vedremo i loghi delle testate giornalistiche stampati sulla scheda elettorale. Sarebbe, quantomeno, un atto di onestà intellettuale che oggi manca totalmente.

Il caso della barca di Fico resterà un esempio da manuale di come l’informazione viene usata come una clava, per poi essere dimenticata quando non serve più a fare male. E a rimetterci, come sempre, è il lettore che cerca solo un po’ di verità.

Nella foto sopra mi trovo a Modica, insieme all’allora neo Presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico, in quanto allora mi trovavo nella posizione di attivista M5S, oggi posso tranquillamente affermare che son contento di essere uscito dal movimento, dopo aver visto cosa ha combinato il movimento quando è salito al Governo.