Dallo scorso maggio, quando il presidente Donald Trump ha ufficializzato il lancio del progetto “Golden Dome“, il dibattito sulla sicurezza globale è cambiato radicalmente. Non si tratta solo di tecnologia militare, ma di una mossa che ridisegna la mappa geopolitica del pianeta. Ma cos’è esattamente questo scudo, perché la Groenlandia è diventata l’ossessione della Casa Bianca e, soprattutto, siamo di fronte a una nuova spartizione del mondo tra superpotenze?
Che cos’è il Golden Dome
Il Golden Dome (letteralmente “Cupola d’Oro”) è un sistema di difesa missilistica multistrato progettato per proteggere l’intero territorio degli Stati Uniti da attacchi nucleari e convenzionali. Sebbene il nome richiami l'”Iron Dome” israeliano, la scala del progetto americano è immensamente superiore.
Mentre il sistema israeliano intercetta razzi a corto raggio, il Golden Dome di Trump mira a fermare missili balistici intercontinentali (Icbm) e armi ipersoniche direttamente nello spazio o nell’alta atmosfera. Il sistema si basa su tre componenti fondamentali:
- Satelliti sentinella: una costellazione in orbita capace di rilevare il calore del lancio di un missile in pochi secondi ovunque nel mondo.
- Intercettori spaziali: armi cinetiche o laser posizionate in orbita pronte ad abbattere le minacce durante la fase di volo “midcourse” (a metà strada), prima che rientrino nell’atmosfera.
- Batterie terrestri: un’ultima linea di difesa sul suolo americano per neutralizzare eventuali detriti o testate sfuggite ai primi due livelli.
Perché la Groenlandia è necessaria per il progetto
La recente insistenza di Trump sull’importanza strategica della Groenlandia — arrivando a suggerire l’acquisto dell’isola o un controllo più diretto tramite la Nato — non è un capriccio immobiliare, ma una necessità fisica e balistica per il funzionamento del Golden Dome.
La ragione è puramente geografica: la rotta più breve per un missile lanciato dalla Russia o dalla Cina verso gli Stati Uniti passa sopra il Polo Nord. La Groenlandia si trova esattamente sotto questa “autostrada artica”.
Per far funzionare lo scudo, gli Stati Uniti devono potenziare la base aerea di Thule (oggi Pituffik Space Base). Installare qui i radar di nuova generazione e i sistemi di intercettazione permette, al Golden Dome, di “vedere” e colpire i missili nemici nella loro fase iniziale di volo, quando sono più vulnerabili e lenti. Senza il controllo dello spazio aereo e terrestre della Groenlandia, lo scudo avrebbe un “punto cieco” proprio nella direzione più pericolosa.
Guerra o spartizione del mondo? La nuova logica tra le potenze
La mia curiosità, sulla possibile “spartizione” del resto del mondo tra Stati Uniti, Russia e Cina, coglie un aspetto centrale della dottrina Trump, ma con una sfumatura diversa rispetto agli accordi storici come Yalta. Non siamo di fronte a una cooperazione per dividersi le zone di influenza amichevolmente, ma a una segregazione strategica.
Il Golden Dome non serve a fare la guerra, ma a rendere gli Stati Uniti invulnerabili, permettendo loro di isolarsi in una “Fortezza America”. Questo scenario suggerisce un futuro tripolare:
- L’emisfero americano (Usa): protetto dalla cupola, energeticamente indipendente e meno interessato a intervenire nei conflitti minori in Europa o Asia.
- La sfera eurasiatica (Russia e Cina): queste potenze vedono il Golden Dome come una minaccia esistenziale perché annulla la loro capacità di deterrenza nucleare (la logica della “distruzione mutua assicurata”). Di conseguenza, Russia e Cina sono costrette a unirsi ancora di più, accelerando lo sviluppo di armi ipersoniche capaci di bucare lo scudo.
- Il resto del mondo: le nazioni che non rientrano sotto l’ombrello di queste superpotenze rischiano di diventare terra di conquista o mercati contesi.
In sintesi, più che una guerra aperta, il Golden Dome segnala l’inizio di una “pace armata” dove le grandi potenze si chiudono nei loro confini fortificati, lasciando che le tensioni si scarichino sulle zone cuscinetto. La richiesta della Groenlandia è il primo passo formale di questa nuova chiusura difensiva dell’Occidente a guida americana. Ora si tratta di capire, secondo me, quale sarà il ruolo dell’Europa, ammesso che ci sia un ruolo, in tutto questo: diventerà terra di conquista vista la sua incapacità di competere con le grandi potenze?
