In un momento storico in cui la percezione di insicurezza nelle nostre città ha toccato livelli di guardia preoccupanti, l’idea di ridurre il contingente dell’operazione “Strade sicure” appare non solo inopportuna, ma totalmente scollegata dalla realtà che vivono i cittadini comuni. Matteo Salvini ha recentemente sottolineato come questo non sia il momento di togliere i militari, e i fatti gli danno ragione: servono più divise in strada, non meno.
La realtà oltre i palazzi del potere
C’è una discrepanza enorme tra la sicurezza percepita nei palazzi della politica e quella reale dei quartieri. Mentre centinaia di uomini tra Forze dell’Ordine ed Esercito presidiano inamovibili il Quirinale, Palazzo Chigi e le aule parlamentari — luoghi dove il rischio per il cittadino comune è nullo — le nostre stazioni, i parchi e i centri storici sono lasciati in balia del degrado.
È qui che deve intervenire la politica, con coraggio e pragmatismo: spostare le risorse. Se l’obiettivo è la sicurezza nazionale, allora la priorità deve essere la gente che prende il treno per andare a lavorare, non il politico scortato sull’auto blu. Occorre trasferire i militari dagli obiettivi “di rappresentanza” ai punti nevralgici dove la criminalità prolifera indisturbata.
Baby gang e zone franche: la paura fa coprifuoco
Chi vive la città sa bene che la sera è diventata un coprifuoco non dichiarato. Le cronache ci raccontano quotidianamente di baby gang armate di coltelli che terrorizzano coetanei e passanti, agendo con una spavalderia figlia dell’impunità. A questo si aggiunge il problema, ormai cronico, di immigrati clandestini e sbandati che bivaccano nelle stazioni ferroviarie e nei giardini pubblici, trasformando luoghi di aggregazione in zone off-limits per le famiglie.
In questo scenario, dove la disperazione di chi non ha nulla da perdere si traduce spesso in microcriminalità aggressiva, l’idea di ritirare l’esercito suona come un abbandono. La presenza della divisa funge da deterrente visivo indispensabile. Togliere i militari ora significa dare via libera a chi vive nell’illegalità.
…Sicurezza stradale, un’emergenza quotidiana: distrazione o incoscienza mettono a rischio la vita
Tornare a controllare le strade
Un altro aspetto fondamentale, spesso dimenticato dal buonismo di facciata, è il controllo capillare del territorio. È necessario ripristinare i posti di blocco veri, quelli che fermano e controllano a tappeto.
Le nostre strade sono percorse troppo spesso da veicoli guidati da persone senza patente e senza assicurazione, in molti casi stranieri irregolari che, in caso di incidente, diventano fantasmi. Non è tollerabile che il cittadino onesto, che paga tasse e assicurazione, debba temere di incrociare mine vaganti su quattro ruote. Il rispetto delle regole deve valere per tutti, e solo una presenza massiccia e costante delle forze dell’ordine può garantire che questo avvenga.
Conclusione
La sicurezza non è un optional, è la base della libertà. Se la gente ha paura di uscire di casa, la società civile muore. Non è il tempo dei tagli o dei calcoli di bilancio sulla pelle dei cittadini. È il tempo di presidiare il territorio, di spostare l’esercito dove serve davvero e di restituire le città a chi le vive onestamente. Altro che passi indietro: servono più anfibi sul terreno, subito.
