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Dalla disciplina militare alla ricerca della luce perfetta: quando aspettare diventa un atto consapevole

Il tempo non passa mai (o passa troppo in fretta)

Viviamo nell’epoca dell’immediatezza.
Un clic, una risposta. Uno scatto, un’immagine. Tutto è veloce, consumabile, spesso dimenticabile.

Eppure, nella mia vita ho imparato una lezione diversa: le cose che contano davvero non arrivano mai di corsa. Richiedono tempo, pazienza, presenza mentale.
È una consapevolezza che nasce da lontano, da venticinque anni trascorsi nell’Esercito, e che oggi ritrovo ogni volta che aspetto la luce giusta con una macchina fotografica tra le mani.

Quando aspettare è parte dell’azione

Chi non ha mai indossato una divisa tende a confondere l’attesa con l’inattività.
Nell’Esercito non è così.

L’attesa operativa è uno stato di allerta costante. Il corpo fermo, la mente vigile.
Ricordo il freddo che irrigidiva le mani, il caldo che appesantiva l’equipaggiamento, il silenzio carico di significato. Il peso dell’arma, lo sguardo che osserva, il tempo che sembra dilatarsi.

In quei momenti ho capito che aspettare non è mai passivo.
È un’azione mentale, una disciplina interiore. È la capacità di rimanere lucidi, concentrati, pronti a reagire senza farsi dominare dall’ansia o dalla fretta.

In venticinque anni di servizio ho imparato che la pazienza è una forma di forza.

…passione fotografia: i colori della natura e le sfumature della vita

La stessa attesa, un altro scenario

Oggi il contesto è cambiato.
Non c’è più una postazione da presidiare, ma un paesaggio da osservare. Spesso è la Sicilia, con il mare che riflette il cielo, un’alba che nasce lentamente o un tramonto che dura pochi, preziosi minuti.

Anche qui, però, tutto ruota attorno all’attesa.

La fotografia di paesaggio non concede seconde possibilità.
La luce giusta, quella che dà profondità, emozione, verità allo scatto, dura pochissimo. La golden hour non aspetta nessuno. Se non sei pronto, se non hai osservato abbastanza, la perdi.

Prima aspettavo un ordine o un evento operativo.
Oggi aspetto la bellezza.

La tensione non è più quella del servizio armato, ma non è scomparsa: si è trasformata in emozione. È lo stesso stato di attenzione, la stessa concentrazione, applicata a un fine diverso.

Il tramonto sul mare in Sicilia

Disciplina, osservazione, rispetto del tempo

Qui i due mondi si incontrano.

Se non avessi imparato a stare fermo, a osservare, a dominare l’attesa durante gli anni nell’Esercito, probabilmente oggi non avrei la pazienza necessaria per certi scatti fotografici.

La fotografia è diventata la mia nuova missione.
Non devo più controllare un perimetro, ma proteggere un istante irripetibile.
Non devo più reagire a un evento improvviso, ma riconoscere il momento esatto in cui la luce racconta una storia.

La disciplina è la stessa.
Cambiano gli strumenti, non il metodo. E soprattutto non cambia il rispetto per il tempo, che resta l’elemento più prezioso in entrambi i mondi.

Il valore dell’attesa, oggi

In un’epoca che corre, fermarsi è diventato quasi un atto controcorrente.

Il mio invito è semplice: rallentate.
Non scattate decine di foto per poi andare via. Non consumate i luoghi senza viverli.

Aspettate. Osservate. Lasciate che il momento arrivi da sé.
Spesso ciò che precede lo scatto è intenso quanto la fotografia stessa. E a volte, è proprio lì che si nasconde il senso più autentico dell’esperienza.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...