Tasse locali e balzelli variTasse locali e balzelli vari impoveriscono i redditi bassi

Non è una questione geografica, né un problema confinato solo al sud o alle isole. Da nord a sud, l’Italia sta vivendo una crisi silenziosa ma devastante: quella dei bilanci comunali in rosso che vengono risanati attingendo direttamente dalle tasche dei cittadini. La sensazione diffusa, ormai diventata una certezza per milioni di contribuenti con redditi medio-bassi, è di essere diventati il “bancomat” della pubblica amministrazione locale.

Quando lo stato centrale taglia i trasferimenti o quando le amministrazioni locali gestiscono male le risorse, la soluzione è sempre la stessa: alzare le aliquote al massimo consentito dalla legge.

Il triangolo del prelievo: Imu, Tari e Irpef

Il meccanismo che stritola i redditi fissi agisce su tre leve principali, creando una pressione insostenibile proprio su chi ha meno margini di manovra economica.

  1. L’addizionale comunale Irpef: è la tassa più subdola perché erode direttamente la busta paga. Quando un comune dichiara il predissesto o il dissesto finanziario, è obbligato per legge a portare l’aliquota al massimo livello possibile (spesso lo 0,8% o oltre). Per un lavoratore con uno stipendio medio-basso, significa perdere centinaia di euro l’anno che avrebbero potuto coprire bollette o spese alimentari.
  2. La Tari (tassa sui rifiuti): è diventata l’incubo di molte famiglie. I costi di gestione del servizio aumentano, spesso a causa di inefficienze nella filiera di smaltimento, e la normativa impone che il costo del servizio sia interamente coperto dalla tariffa. Risultato? Bollette salatissime anche in città dove la raccolta differenziata è un miraggio e le strade sono sporche.
  3. L’Imu: anche se la prima casa è esente (salvo quelle di lusso), l’Imu colpisce duramente chi ha ereditato una vecchia casa in un paese, magari invendibile, o un piccolo appezzamento di terreno. Invece di essere una risorsa, questi beni diventano una condanna fiscale, tassati come se producessero reddito anche quando generano solo spese.

Pagare di più per avere meno

L’aspetto che genera più rabbia sociale non è solo il dover pagare, ma il non ricevere nulla in cambio. Il patto fiscale tra cittadino ed ente locale si è rotto. In un paese normale, a tasse locali alte dovrebbero corrispondere asili nido funzionanti, strade senza buche, trasporti pubblici efficienti e decoro urbano.

In Italia accade l’esatto contrario. Proprio nei comuni in difficoltà finanziaria, dove le aliquote sono ai massimi storici, i servizi vengono tagliati per fare cassa. I cittadini si trovano così nella paradossale situazione di pagare “prezzi da grand hotel” per soggiornare in una “pensione a una stella”. Autobus che non passano, parchi incurati e assistenza sociale ridotta all’osso sono la realtà quotidiana per chi paga il conto del risanamento.

I redditi medio-bassi non hanno scampo

A differenza dei redditi alti, che possono avere strumenti di elusione o semplicemente la capacità finanziaria di assorbire i rincari, le famiglie a reddito medio-basso sono incastrate. Non possono trasferire la residenza altrove con facilità, non possono smettere di consumare o di abitare.

Il federalismo fiscale, nato con l’idea di responsabilizzare gli amministratori, si è trasformato in una trappola. Senza un tetto reale alla tassazione locale e senza un controllo rigoroso sulla qualità della spesa, i comuni continuano a chiedere sacrifici a una platea di contribuenti ormai esausta, che vede il proprio potere d’acquisto sgretolarsi non per il lusso, ma per pagare i debiti di chi li amministra.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...