L’affermazione secondo cui l’aspirina serva a “fluidificare il sangue” è una delle convinzioni più radicate nell’immaginario collettivo, talvolta alimentata anche da personaggi pubblici e media non specializzati. Tuttavia, dal punto di vista medico e farmacologico, questa definizione è imprecisa e potenzialmente pericolosa.
Comprendere il reale meccanismo d’azione di questo farmaco è fondamentale per evitare un uso improprio che potrebbe esporre a gravi rischi per la salute, superando di gran lunga i potenziali benefici.
Il mito del “sangue denso” e la viscosità
Molti pazienti credono erroneamente di avere il “sangue denso” e che l’aspirina agisca come un diluente, simile all’aggiunta di acqua in una vernice troppo spessa. I cardiologi sottolineano che questa visione non corrisponde alla fisiologia umana.
La viscosità del sangue è determinata principalmente dalla concentrazione di globuli rossi e proteine plasmatiche. Alterazioni significative della viscosità (iperviscosità) sono condizioni mediche rare, legate solitamente a grave disidratazione o a patologie ematologiche specifiche (come la policitemia vera o il mieloma multiplo), e non si trattano con l’aspirina.
Come agisce realmente l’aspirina: l’antiaggregazione
L’aspirina (acido acetilsalicilico) non modifica la densità del liquido ematico. La sua funzione corretta è quella di antiaggregante piastrinico.
Le piastrine sono piccole cellule del sangue che funzionano come “adesivi” o mattoni: il loro compito è aggregarsi per chiudere le ferite e fermare le emorragie. In contesti patologici, però, possono aggregarsi all’interno delle arterie, formando trombi che bloccano il flusso sanguigno verso il cuore (infarto) o il cervello (ictus).
L’aspirina agisce inibendo in modo irreversibile un enzima (cicloossigenasi-1 o COX-1) all’interno delle piastrine, impedendo loro di produrre trombossano A2, la sostanza chimica che segnala alle altre piastrine di raggrupparsi. In termini semplici: l’aspirina non rende il sangue più liquido, ma rende le piastrine “meno appiccicose”, riducendo la loro capacità di formare coaguli.
I rischi: quando la prevenzione diventa pericolo
Poiché l’aspirina disattiva un meccanismo di difesa naturale del corpo (la coagulazione), il suo utilizzo comporta rischi significativi. L’effetto collaterale più comune e temuto è l’emorragia.
L’uso indiscriminato o a dosaggi non corretti può causare:
- Sanguinamenti gastrointestinali: Ulcere allo stomaco e sanguinamenti intestinali sono frequenti.
- Emorragie cerebrali: Sebbene più rare, l’uso di aspirina aumenta leggermente il rischio di ictus emorragico (rottura di un vaso sanguigno nel cervello).
Le linee guida attuali: chi deve prenderla?
La comunità scientifica, incluse le principali società di cardiologia, distingue nettamente tra due tipi di prevenzione.
1. Prevenzione secondaria (Raccomandata)
Per i pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare, l’uso dell’aspirina è quasi sempre raccomandato (salvo controindicazioni specifiche). Questo include persone che hanno avuto:
- Un infarto del miocardio.
- Un ictus ischemico o un attacco ischemico transitorio (TIA).
- L’inserimento di stent coronarici o interventi di bypass.
In questi casi, il rischio di un secondo evento è così alto che i benefici dell’aspirina superano nettamente il rischio di sanguinamento.
2. Prevenzione primaria (Generalmente sconsigliata)
Per le persone sane che non hanno mai avuto problemi cardiaci, le linee guida sono cambiate drasticamente negli ultimi anni. Studi recenti hanno dimostrato che, in assenza di una storia clinica di eventi cardiovascolari, assumere aspirina quotidianamente offre una protezione minima contro l’infarto, mentre il rischio di emorragie interne gravi rimane elevato.
Pertanto, l’auto-medicazione a scopo preventivo in soggetti sani è sconsigliata e considerata rischiosa dai medici.
Conclusioni
L’idea di assumere aspirina per “fluidificare il sangue” è una semplificazione che può indurre in errore. Il sistema di coagulazione è un equilibrio complesso e l’intervento farmacologico deve essere sempre mirato.
Non iniziate mai una terapia con aspirina, né modificatene il dosaggio, basandovi su notizie generiche o sulla sensazione di avere il “sangue denso”. La decisione deve essere presa esclusivamente consultando un medico, che valuterà il vostro profilo di rischio individuale.
Nota: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del proprio medico curante.
