Presepe Vivente di Cavagrande ad Avola AnticaPresepe Vivente di Cavagrande ad Avola Antica

C’è un luogo, in Sicilia, dove il Natale smette di essere una semplice data sul calendario e diventa materia viva, respiro, memoria. Oggi, 6 gennaio, ho deciso di non mancare all’ultima giornata di apertura della 31ª edizione del presepe vivente di Avola Antica. Non è stata una semplice visita, ma un vero e proprio viaggio nel tempo, custodito dalla cornice naturale e selvaggia della riserva di Cavagrande del Cassibile.

Un tuffo nel passato a Contrada Monzello di Pietre

Appena arrivato in Contrada Monzello di Pietre, il rumore del presente si è spento. L’Associazione Culturale Cava Grande ha compiuto un piccolo miracolo: niente artifici scenografici da teatro, ma pietra, legno e natura che si fondono in un abbraccio armonico. Camminando lungo il percorso, mi sono sentito un osservatore privilegiato di un’epoca che non c’è più, ma che qui resiste con tenacia.

Ho passeggiato tra oltre 80 postazioni dedicate agli antichi mestieri siciliani. Non ho visto attori, ma persone vere. Ho osservato le mani segnate del fabbro battere il ferro, ho sentito il profumo del legno appena piallato nella bottega del falegname e ho ammirato la pazienza del cestaio che intrecciava storie insieme ai vimini. In un mondo che corre veloce, qui il tempo sembra essersi fermato per insegnarci di nuovo il valore della lentezza e della cura.

I sapori autentici della memoria

Se gli occhi si sono riempiti di bellezza, il palato ha avuto la sua parte di gloria. Impossibile resistere alle tentazioni gastronomiche che punteggiano il percorso, vere tappe obbligate di questo viaggio sensoriale.

Mi sono fermato per assaggiare la ricotta calda, appena fatta: un sapore dolce e avvolgente che sa di pascoli e mattine d’inverno. Poco più avanti, il calore delle castagne arrostite mi ha scaldato le mani, mentre il profumo delle mandorle schiacciate, simbolo di questa terra, riempiva l’aria. E per onorare la tradizione fino in fondo, non ho potuto dire di no a un bicchierino di vino nero d’Avola: intenso, robusto, capace di raccontare la storia di questo territorio in un solo sorso.

Tra simpatia social e note stonate

Lungo il cammino ho incontrato anche lui: Pasquale, l’asino felice. È strano pensare a un asino come a una celebrità di Instagram e TikTok, eppure, vedendolo lì, ho capito che il suo successo non è solo folklore. La sua presenza si inserisce con una naturalezza disarmante nel contesto rurale, regalando un sorriso a grandi e piccini senza mai apparire fuori luogo.

Tuttavia, devo ammettere che c’è stato un dettaglio che ha interrotto, seppur per un attimo, la magia di questa ricostruzione così fedele. Arrivato al cuore della rappresentazione, davanti alla Natività, ho trovato un bambinello Gesù (finto) di colore. È stata l’unica nota che ho percepito come stonata in un contesto di così rigoroso rispetto storico. Non ho ben compreso il motivo di questa scelta: dopo oltre duemila anni di narrazione e iconografia consolidata, mi è sembrata una forzatura che strideva con l’autenticità e la tradizione che permeavano tutto il resto del villaggio.

Custodire la cultura

Nonostante questa piccola perplessità, lascio Avola Antica con il cuore pieno. Questo presepe non è solo un evento natalizio, ma un atto di resistenza culturale. È un modo per dire che i nostri saperi, i nostri gesti e i nostri sapori non devono andare perduti.

In un’epoca in cui tutto è digitale ed effimero, Avola ci invita a guardare, ad ascoltare e a ricordare. E io, con il sapore della ricotta ancora in bocca e il rumore degli antichi mestieri nelle orecchie, non posso che ringraziare per questa giornata di autentica bellezza.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...