A pagare il conto di una politica economica poco lungimirante saranno, come sempre, i contribuentiA pagare il conto di una politica economica poco lungimirante saranno, come sempre, i contribuenti

I numeri, questa volta, fanno davvero paura. Non si tratta più di stime o di timori infondati, ma di dati certi messi nero su bianco dalla Guardia di Finanza in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Il bilancio dei controlli sui cantieri del Superbonus ha fatto emergere una voragine di illegalità: sono 9,3 miliardi di euro le frodi accertate legate alla maxi-agevolazione edilizia.

Una cifra monstre, rivelata da un recente approfondimento de Il Sole 24 Ore, che scoperchia un vero e proprio “sottosuolo” di illeciti, cantieri fantasma e fatture gonfiate. Quello che doveva essere il volano per la ripresa economica post-pandemia si è trasformato, a causa di una scrittura legislativa approssimativa, in un bancomat per truffatori, lasciando ora i cittadini onesti con il fiato sospeso e un potenziale debito sulle spalle.

L’eredità di una misura scritta male

Al centro della polemica torna inevitabilmente la genesi del provvedimento. Il Superbonus, misura bandiera del Movimento 5 Stelle, è finito sotto accusa per le sue falle strutturali. L’assenza di controlli preventivi efficaci e il meccanismo della cessione del credito illimitata hanno creato, di fatto, un’autostrada per la criminalità.

La possibilità di cedere i crediti fiscali senza un adeguato riscontro sullo stato di avanzamento dei lavori ha permesso la creazione di miliardi di euro di crediti inesistenti. Società nate dal nulla, prestanome e cantieri mai avviati hanno generato carta straccia che lo stato ha rimborsato (o promesso di rimborsare) con soldi pubblici. I 9,3 miliardi di frodi accertate rappresentano la prova tangibile di come una norma, seppur mossa da intenzioni di rilancio, possa trasformarsi in un disastro economico se priva dei necessari anticorpi di legalità.

I cittadini onesti rischiano di pagare due volte

L’aspetto più allarmante di questa inchiesta non riguarda solo le casse dello stato, ma le tasche dei cittadini. Molti proprietari di casa, che hanno dato il via libera ai lavori in totale buona fede e spesso all’oscuro delle macchinazioni delle imprese appaltatrici, ora tremano.

Il rischio concreto è che l’Agenzia delle Entrate, nel tentativo di recuperare le somme indebitamente percepite, possa rivalersi sui committenti. Sebbene la legge cerchi di tutelare la buona fede, dimostrare la propria estraneità ai fatti in presenza di lavori mai eseguiti o parzialmente realizzati può diventare un calvario legale e burocratico.

I cittadini potrebbero trovarsi in una situazione paradossale:

  • Aver subito il danno di lavori non terminati o eseguiti male.
  • Dover restituire le somme detratte, con l’aggiunta di sanzioni e interessi.

Un buco nel bilancio pubblico

Oltre al dramma dei singoli, c’è quello della collettività. I quasi 10 miliardi di frodi sono risorse sottratte alla sanità, alla scuola, alle infrastrutture. È un danno erariale enorme che peserà sulle leggi di bilancio dei prossimi anni.

Le fiamme gialle continuano a indagare e il contatore delle frodi potrebbe purtroppo salire ancora. Resta l’amarezza per un’opportunità sprecata e la certezza che a pagare il conto di una politica economica poco lungimirante saranno, come sempre, i contribuenti.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...