Una classe dirigente che non teme il dissenso popolare continuerà a ignorare i bisogni dei poveriUna classe dirigente che non teme il dissenso popolare continuerà a ignorare i bisogni dei poveri

La distribuzione della ricchezza è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico in Italia dopo i recenti interventi di Papa Leone XIV e del Presidente della Repubblica. Mentre i dati confermano che l’1% della popolazione mondiale detiene più risorse del restante 90%, l’opinione pubblica sembra scivolare nell’indifferenza. La domanda che molti si pongono è: perché, nonostante un’ingiustizia così palese, non accade nulla?

La denuncia di Papa Leone XIV e il richiamo del Quirinale

Durante l’udienza giubilare del 20 dicembre 2025, Papa Leone XIV ha usato parole durissime contro la concentrazione della ricchezza in “poche mani”, richiamando la dottrina sociale della Chiesa. Quasi contemporaneamente, il Capo dello Stato ha espresso preoccupazione per una legge finanziaria che sembra aver dimenticato i cittadini più vulnerabili. Eppure, nonostante queste prese di posizione autorevoli, il tema rischia di finire nel dimenticatoio, come già accaduto in passato.

Il paradosso della povertà: oltre la lamentela

Esiste però una riflessione scomoda ma necessaria sulla natura della povertà oggi. Se è vero che il sistema economico è sbilanciato, è altrettanto vero che la rassegnazione gioca un ruolo fondamentale. Spesso chi vive nello sconforto e nell’abbandono si limita alla lamentela quotidiana senza muovere un dito per cambiare le cose. La colpa di questa situazione, in un certo senso, ricade proprio su chi subisce l’ingiustizia ma sceglie la via dell’inerzia.

  • Lo sconforto come blocco: la sensazione di non poter contare nulla impedisce la reazione.
  • L’abbandono sociale: la mancanza di reti di solidarietà attive favorisce il potere dei pochi.
  • La critica alla politica: una classe dirigente che non teme il dissenso popolare continuerà a ignorare i bisogni dei poveri.

La forza dei numeri: se tutti i pensionati marciassero su Roma

Per capire quanto sia grande il potenziale di cambiamento, basta fare un esempio concreto legato alla demografia italiana. Se tutti i pensionati che vivono sotto la soglia di povertà decidessero di organizzare una manifestazione unitaria a Roma, la capitale non sarebbe letteralmente in grado di contenerli.

“Una marea umana composta da milioni di persone renderebbe impossibile ai politici e ai grandi ricchi ignorare la realtà. I palazzi del potere rimarrebbero intrappolati fino a quando non venisse dato un segnale di cambiamento reale.”

Una mobilitazione di questo tipo sarebbe l’unica risposta efficace a una manovra economica che taglia i servizi e ignora le necessità di base. Il potere dei numeri è l’unica arma che i poveri possiedono, ma è anche quella che usano meno.

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Conclusione: uscire dal dimenticatoio

La disuguaglianza tra l’1% e il 90% non è un destino inevitabile. Fino a quando la povertà rimarrà un fatto privato vissuto nel silenzio delle case, la politica non avrà alcun interesse a cambiare rotta. Il messaggio di Papa Leone XIV è un monito, ma la vera spinta deve arrivare da chi ha tutto da guadagnare e nulla da perdere.

Di Giuseppe Cianci

Ciao, sono Giuseppe Cianci, fotografo, scrittore e… webmaster, sono nato nel 1958 ad Avola. Da sempre amo esplorare e raccontare il mondo che mi circonda...